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a cura di Blink


 
     

Note sull'autore

     
 

 
     

     
     

INDICE

 

Alcune Tecniche di pesca - Prima parte

 

     
     

 
 
     
  Nelle pagine precedenti ho fatto parecchi riferimenti ad ambienti, metodologie di pesca, materiali e attrezzature che usavo e uso tuttora (poco in verità) per andare a pescare. Ora vorrei, sempre sulla base delle mie esperienze, e se ci riesco, darvi alcune delucidazioni su tutto ciò. Per prima cosa bisogna sapere che non sempre tutto va bene per pescare, in gran parte la scelta dei materiali e delle attrezzature per la pesca sportiva si accompagnano al tipo di pesca che si vuole praticare, perciò ho pensato di farvi conoscere prima i vari ambienti ove si può praticare la pesca, poi i tipi di pesca che conosco per passare alle prede possibili ed infine cosa usare per "portale a casa". Naturalmente non mi metterò a fare degli elenchi completi di come, cosa e dove, ma vi parlerò principalmente di quanto da me provato e praticato, in altre parole solo di quello che conosco in modo più approfondito. Per quello che non conosco mi limiterò a semplici cenni, se poi con queste poche pagine riesco a farvi venire la voglia di provare, tanto meglio, basterà allora rivolgersi ad un qualsiasi negozio di articoli per la pesca e vi daranno tutte le spiegazioni necessarie, oppure, potrete trovare in qualsiasi libreria dei buoni manuali o infine girando un pochino su internet troverete dei siti dedicati interamente alla pesca sportiva dai quali potrete ricavare tantissime informazioni.

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Partiamo con il "COME" peschiamo. Nella pratica della pesca sportiva in acqua dolce esistono moltissime tecniche di pesca, naturalmente io le ho provate tutte, no, non è vero, bugia di pescatore, ne ho provate solo alcune che ho poi continuato ad utilizzare normalmente, altre non le ho mai provate, qualcuna invece non sono riuscito a praticarla vuoi per mancanza di pratica che per incompatibilità, come la pesca alla mosca, mai stato capace.

Perciò di seguito vi parlerò brevemente delle tecniche che ho utilizzato e, tanto per farvi venire voglia, anche di altre tecniche, citerò solo le più utilizzate, altrimenti invece di un articoletto dovrei scrivere un libro.

LE TECNICHE CHE HO PRATICATO

 La pesca a fondo

La pesca a fondo, e lo dice già il nome, si pratica facendo in modo che l’esca vada a adagiarsi sul fondo del laghetto.
Questo tipo di pesca può essere praticato in tutte le acque cosiddette "ferme" e anche in qualche fiume la cui corrente è molto lenta.
Con questa tecnica sarà ben difficile catturare dei predatori come i lucci o i persici trota, mentre sarà possibile catturare ad esempio la carpa, il pesce gatto, la tinca e più o meno tutti i pesci d’acqua dolce.

Dopo aver effettuato il lancio, l’esca sarà trascinata sul fondo dai pesi (piombi) sistemati sulla lenza, una volta certi che l’esca sia arrivata a toccare il fondo, si mette il filo in leggera tensione, dopodiché si posiziona la canna sul reggi canna  in modo che sia il più possibile parallela all’acqua.
Fatto ciò si aspetta, per essere certi di quando il pesce "tocca" si adottano vari sistemi, uno è il classico campanellino messo in cima alla canna, ma spesso ho visto dei segnalatori acustici e luminosi scorrevoli montati direttamente sul filo, i quali segnalano con ronzii la più lieve toccata, i segnalatori luminosi sono spesso usati quando si fanno gare notturne di pesca alla trota (molto interessanti, ci sono stato qualche volta e devo dire che mi sono molto divertito).

Pesca con la canna fissa

La pesca con la canna fissa può essere praticata in due differenti modi, con galleggiante leggero o con una canna da lancio e grossi galleggianti scorrevoli, è in un certo senso, per quanto mi riguarda, la più semplice, infatti, si tratta semplicemente di preparare una buona lenza con ami, filo e piombatura adatti a quello che si vuole pescare, dotare il tutto di un buon galleggiante e infine ……. lanciare. In questo caso la canna non va appoggiata a nessun supporto, ma si manovra, stando in piedi, per fare in modo che l’esca vada il più possibile vicino a dove crediamo si trovi la preda, che, se stimolata nel modo giusto, abboccherà alla nostra succulenta esca. Occorre fare molta attenzione alla toccata non tutti i pesci quando abboccano si tirano giù tutto, alcuni danno delle lievi toccate, facilmente riconoscibili con un minimo di esperienza, e solo dopo ingoiano esca e relativo amo. L’importante è non avere fretta.


Pesca a Striscio o Recupero

La pesca a striscio e quella a recupero sono simili, ma assolutamente diverse, almeno per quanto ne so, a volte, infatti, la stessa tipologia di pesca è chiamata in modi differenti solo cambiando regione o zona, un pò per via delle forme dialettali, per il resto credo sia questione di abitudine, ma l’importante alla fine è capirci e, infatti, adesso vi spiego cosa intendo per "Recupero" e "Striscio".
Se è vero che con la pesca a recupero si lancia l’esca e poi si recupera il tutto in modo lineare e possibilmente discontinuo, con la pesca a striscio, che è considerata da molti la maniera più dinamica e divertente di pescare in un laghetto, l’esca deve sembrare viva, pescare a striscio vuol dire trasmettere all’esca un movimento continuo, facendole compiere evoluzioni che simulano i comportamenti di una preda.
Molti credono che la pesca a striscio sia un semplice alternarsi di lanci e recuperi della lenza, questo non è assolutamente vero.
Nello striscio tra il lancio e il recupero c'è una fase intermedia molto importante, la fase in cui si deve mirare a eccitare l'istinto aggressivo della nostra preda, questo possiamo farlo facendo muovere e ruotare l'esca, insomma dobbiamo cercare di presentare il cibo all’affamato nel modo migliore possibile.
Un buon pescatore a striscio è quello, che non si limita a lanciare e recuperare, ma che ha fantasia e, soprattutto, è in grado di concentrarsi a fondo per sapere sempre cosa sta facendo. Infatti, la pesca allo striscio può essere praticata in superficie, a mezz’acqua e sul fondo, per cui il pescatore deve sempre avere il controllo totale della sua lenza e questo può essere solo avendo la massima concentrazione.
La preda deve essere cercata su tutta la superficie dello specchio d’acqua perché il suo istinto, a seconda dei momenti, la può portare negli immediati sottosponda o la fa sostare in zone distanti e quasi impossibili da raggiungere.
Esistono metodi e attrezzature differenti per applicare questa tecnica, la scelta deve essere fatta tenendo in considerazione molti fattori, tra i quali vi sono, ad esempio, le dimensioni del lago e la sua profondità per quanto riguarda la morfologia del posto, si devono inoltre considerare le condizioni climatiche e geografiche senza tralasciare la temperatura dell’acqua, non dobbiamo poi trascurare le caratteristiche e abitudini del pesce che stiamo andando a pescare, è noto ad esempio che gli strati superficiali dell’acqua, se increspati dal vento sono più ossigenati e quindi più graditi a certi pesci.
Informarsi e conoscere questi elementi aiuta moltissimo nell’applicare questa tecnica di pesca, un pescatore che conosce questi elementi avrà dei risultati migliori e con un minor numero di tentativi rispetto ad un altro che procede a casaccio e per tentativi.
Non esistono regole fisse di pesca, anche nello stesso posto può essere che oggi si pesca e domani invece no, l’unica regola è che non ne esistono, è come una catena ed ogni anello aggiunto allunga la catena dando al pescatore la possibilità di avere un buon risultato, condizioni ambientali, attrezzatura adatta, conoscenza delle abitudini alimentari dei pesci ecc.
In funzione degli elementi sopra indicati esistono vari tipi di attrezzatura dei quali parleremo dopo, esistono però anche vari sistemi di recupero il cui nome è dato a fantasia, nessuno me ne voglia per questo, ma nel corso degli anni li ho sentiti chiamare in mille modi diversi, ogni pescatore crede di aver inventato un nuovo sistema di recupero e gli da il nome che più gli aggrada e adesso ve li elenco con i nomi sentiti il giro.
Dunque abbiamo il sistema del ...

Tremolio
La canna, durante il recupero, deve continuamente tremolare, lo scopo è di far avanzare a scatti velocissimi l'esca, a questo movimento si può aggiungere la rotazione e una certa variazione di velocità degli scatti.

Al Salto
Per recuperare al salto, la canna deve partire da posizione alta e inclinata con il filo teso, il movimento dell'esca può avvenire in superficie o sul fondo e si ottiene spostando progressivamente la canna verso l'alto senza effettuare nessuna manovra di recupero con il mulinello, che invece deve essere messo in azione quando, una volta arrivati a canna verticale la rimettete in posizione orizzontale, in pratica dovrete riavvolgere il filo per farlo tornare teso a mano a mano che riabbassate la canna.

Recupero lineare
Il recupero lineare si effettua dando con un movimento costante all'esca rotante in una determinata fascia d'acqua.
Raggiunta la profondità voluta, e dopo aver allineato il filo, si recupera con il mulinello senza interruzioni o variazioni di sorta, equilibrando per quanto possibile la velocità alla forza discendente del peso della zavorra.
Le due forze, agendo contemporaneamente, creano la condizione in cui il peso non scende né sale, ma procede sempre alla stessa profondità.
Riducendo la velocità si lascia scendere progressivamente il peso, aumentandola invece si indirizza il peso verso la superficie.
Non è facile avere il giusto equilibrio giacché si lavora al buio, nel senso che il peso non è visibile, ma non è impossibile.

Recupero a scatti veloci
Se recuperiamo sul fondo, si lancia tenendo la canna bassa, la bombarda (il peso) deve arrivare a toccare il fondo, a questo punto, tenendo il filo in tensione si esegue un breve recupero lento con il mulinello.
Una volta che l'esca si è avvicinata al fondo, si fanno due o tre giri di manovella con arresto istantaneo.
Con la canna e il mulinello immobili e con il filo in tensione si aspetterà che il peso trascini di nuovo l’esca sul fondo.
Ora, tirando lentamente il filo con la punta della canna, si farà strisciare l'esca, facendole percorrere un tratto di circa 1 m e poi si eseguiranno, improvvisamente, altri due o tre giri rapidissimi di manovella, ripetendo più volte la sequenza fino a completo recupero.
Con un pò di pratica e misurando il tempo che si impiega a toccare il fondo si può applicare questa tecnica anche a mezz’acqua o in superficie.

Personalmente ho provato tutte queste tecniche un po’ nei laghetti, ma anche in laghi più seri o a fiume, devo confessare che ci si diverte moltissimo praticando la pesca a striscio o recupero in particolar modo facendo il recupero a scatti veloci.
Provate a immaginarvi in piedi sulla riva del lago, state recuperando la vostra lenza, quando improvvisamente sentite un colpo sulla canna, come se qualcosa volesse strapparvela di mano, e lì, se siete abbastanza veloci, fate la serrata e allora comincia la lotta vera e propria, se il pesce è abbastanza grosso lo sentirete che tira indietro, prima a sinistra e poi a destra, cerca di andare sul fondo e improvvisamente viene in superficie e lo vedete saltare sopra il pelo dell’acqua, e voi pian piano, lavorando di mulinello con la massima attenzione per non rompere il filo, lo recuperate metro dopo metro, dopo un po’ il pesce ormai sfinito si lascia portare a riva e a quel punto potete recuperarlo con un retino (guadino) e ammirare la preda.
Ricordate la foto delle trote sul tavolino da campeggio dell’articolo precedente? La metà di quelle trote è stata presa a fondo, l’altra metà a recupero, posso assicurarvi che tiravano da matte!

 

La pesca alla passata

La pesca alla passata si può praticare ad esempio in acque lente, fiumi e laghi, questa è molto simile alla pesca con la canna fissa a galleggiante, infatti, si fa con il galleggiante facendo però "passare" la lenza sul filo della corrente, chiaramente per avere l’effetto "passata" si deve lanciare a monte lasciando poi che la corrente faccia il resto. Qualcuno definisce "passata" tutta la pesca fatta col galleggiante, anche quella in acque ferme come i laghetti di prima, e può anche essere vero, ma solo nei laghi di grandi dimensione, dove l'azione del vento sospinge galleggiante e lenza producendo l'effetto della passata.

Lanciando la lenza in acqua, a seconda del tipo di pesce che stiamo cercando di catturare, si fa in modo, di far arrivare l'esca o il più possibile radente il fondo o a mezz'acqua.
 
     

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